Orvieto: le sue bellezze tra gli Etruschi e il Medioevo

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Risalgono persino al IX secolo a.C. i primi insediamenti attestati sul pianoro tufaceo dove sorge Orvieto, una delle città più antiche del nostro paese.

La sagoma del Duomo si staglia imponente sul verde paesaggio circostante, profilando una realtà cittadina ricca di monumenti, buona cucina e con un vastissimo patrimonio sotterraneo da esplorare.

Affreschi eccezionali nel Duomo di Orvieto

Questo eclettico esempio di arte romanico-gotica, iniziato nel 1290, svetta anche a molta distanza per la mastodontica mole. Concentratevi, all’esterno, sulla bellissima facciata impreziosita da bassorilievi. Le misure sono appunto gigantesche. Il fronte, con una larghezza complessiva di 40 m, raggiunge ben 52 m di altezza.

Non delude neppure l’interno, valorizzato dalla moderna illuminazione che ne enfatizza i volumi. Tra le opere di maggior valore spiccano gli affreschi della Cappella Nova (anche nota come Cappella di San Brizio), affidati al maestro Luca Signorelli. Tra il 1499 e il 1504 l’artista vi rappresentò un terrificante Giudizio Universale. Scheletri riprendono ossa e muscoli reincarnandosi, diavoli dalle carni azzurrognole puniscono i dannati, mentre altri traghettano in volo i corpi di prosperose peccatrici.

Se le pitture atterriscono e incantano allo stesso tempo, altrettanto sbalorditivo è il Reliquario del Corporale, famoso capolavoro dell’oreficeria composto di oro, argento e smalto traslucido. Attualmente è esposto nel contiguo Museo dell’Opera del Duomo.

Assaggiate la specialità locale

Una vera prelibatezza è la Pera di Monteleone d’Orvieto. Si tratta appunto di una varietà specifica di questo frutto, impiegata per lo più cotta, a guarnizione di crostate o servita con il cioccolato fuso. In tempi più remoti costituiva uno degli ingredienti base per la preparazione di sostanziose zuppe dolci. Una funzionalità, questa, che ha ispirato il soprannome di “bistecca del contadino” proprio grazie ai suoi alti valori nutritivi. La Pera Monteleone è inoltre coltivata non a frutteto, come di consueto, ma in singoli alberi caratterizzati da buona produttività e particolare robustezza.

Nelle viscere della terra: il pozzo di San Patrizio

Addentratevi nei 53,15 metri di profondità di questa splendida opera idraulica, scavata per raggiungere una vena d’acqua capace di garantire lunga resistenza alla città, in caso di assedio o calamità naturale. Progettato da Antonio da Sangallo tra il 1527 e il 1537, il monumento è uno dei simboli più rappresentativi della morfologia di Orvieto.

Le due scalinate a spirale che la raggiungono sono illuminate da finestroni, in un gioco di luci e ombre davvero suggestivo. Il doppio accesso aveva però anche una funzione pratica, poiché garantiva una continua salita e discesa di muli, carichi di otri d’acqua, senza dover incorrere in interruzioni.

Una curiosità sulla denominazione: la titolatura a San Patrizio non ricorda infatti alcun avvenimento di storia locale, né tantomeno nessun episodio legato al santo. Inizialmente, infatti, questa grandiosa costruzione era nota come Pozzo della Rocca, per la vicinanza con la rocca Albornoz. È solo dal Settecento che il santo irlandese fu associato a questa struttura, probabilmente a causa dell’analogia con la cavità sotterranea in cui San Patrizio era solito ritirarsi per pregare e meditare in solitudine.

La cultura materiale al Museo Archeologico Nazionale

Una storia così affascinante non poteva non riflettersi nella produzione di tanti manufatti splendidi. Per avere un’idea di come gli antichi dovessero vivere in questo ricco territorio visitate il Museo Archeologico Nazionale. Tra i reperti, è da segnalare la ricostruzione di due tombe, cosiddette Golini, con gli affreschi originali qui ricomposti. Ammirate le scene di banchetto ambientate nell’oltretomba, alla presenza degli dei dell’Averno. I servi sono affaccendati nella preparazione del cibo, un suonatore di doppio flauto intona una melodia e gli invitati, seguendo la consuetudine dell’epoca, sono sdraiati su klinai (una specie di letto, spesso decorato). In effetti, nel mondo antico i pasti si consumavano in posizione semi-sdraiata! L’esposizione è così ben allestita che vi sembrerà di aver incontrato alcuni abitanti di Orvieto, magari un po’ stravaganti, ma assolutamente attuali.

Shopping nei mercati

Ogni giovedì e sabato gli espositori da tutta la provincia di Terni convergono nella centrale piazza del Popolo, per proporre i propri prodotti locali. Se la vostra visita cade in uno di questi giorni, approfittatene per fare scorta di specialità come le lenticchie!

La location è già di per sé molto invitante. Passeggiate all’ombra della Torre del Moro e contrattate sul prezzo della verdura freschissima. Da non perdere anche il miele, sempre confezionato artigianalmente, e i coloratissimi fiori, onnipresenti nella piazza. Per una pausa pranzo economica, è delizioso il panino con la porchetta, croccante al punto giusto!

Nelle vicinanze: alla scoperta dei vini del tufo

Questa roccia scandisce non solo le modalità insediative, ma anche la produzione vinicola. Nelle tante cantine che punteggiano il territorio orvietano, degustate la particolarità di questi vini con un piacevole tenore zuccherino e un corredo aromatico fruttato. Tra le numerose aziende visitabili, potete fare tappa nella giovane cantina Madonna del Latte (Località Sugano 11). La passeggiata tra le vigne è molto istruttiva, come pure la discesa nelle grotte scavate nel tufo, dove avviene l’invecchiamento.

Per gli appassionati dell’enogastronomia, potete assaggiare anche grappe e olio, nonché prenotare dei corsi di cucina con vini in abbinamento. I costi della degustazione inoltre, per la quale sono previste diverse opzioni, non verranno calcolati a fronte di un acquisto minimo di 12 bottiglie.

Le potenziali attività sono quindi molteplici, ma ricordate sempre di chiamare la cantina prima del vostro arrivo!

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