Ercolano, cosa visitare in una città sepolta dal Vesuvio

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Ercolano, spesso oscurata dalla fama della ben più celebre Pompei, vanta un patrimonio archeologico di indiscutibile fascino. Anche questa placida cittadina campana fu infatti, in età romana, sconvolta dalla spaventosa eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Il vulcano, senza significativi preavvisi, seppellì l’antica Herculaneum assieme ai suoi splendidi tesori, le meravigliose abitazioni e le vivaci attività ancora in corso, cristallizzate dal rovinoso e inesorabile seppellimento sotto un fitto strato di pomici, lapilli e fango.

La tragedia antica è stata, tuttavia, la fortuna dell’archeologia settecentesca, ancora poco pratica di tecniche di scavo del tutto scientifiche ma molto esuberante nel riportare alla luce tratti di strade, magnifiche ville e più modesti oggetti di vita quotidiana. Del resto, senza queste frenetiche attività di scavo, forse risuonerebbe ancora l’incredulo inciso del poeta latino Stazio:

“Crederanno le generazioni a venire […] che sotto i loro piedi sono città e popolazioni, e che le campagne degli avi s’inabissarono?”

Visita agli scavi archeologici

L’antica città di Ercolano si ergeva, per un’ampiezza di quasi 20 ettari, alle falde del Vesuvio. Arricchitasi soprattutto durante l’età augustea, questa tranquilla città residenziale doveva essere sconvolta prima da un terremoto, nel 62 d.C., e poi definitivamente sommersa dalla clamorosa eruzione del 79 d.C. Rispetto a Pompei, bersagliata dalla cappa cinerea, gli studiosi ritengono che Ercolano sia stata seppellita soprattutto da bollenti colate di fango, la cui discesa sigillò il centro per oltre 15 metri.

Prima di immergervi nella fascinosa visita del sito, provate a leggere qualche libro che possa illuminarvi sulla reale portata della cruciale eruzione vesuviana. Tra i tanti testi disponibili, è molto bello il volume dedicato dal latinista Luca Canali a Plinio il Vecchio (“Vita di Plinio, ovvero, L’arte della meraviglia”), una delle figure più affascinanti intimamente connesse alla distruzione di Pompei, Ercolano e Stabia. Plinio infatti, ammiraglio e scrittore di una monumentale opera enciclopedica sulle conoscenze scientifiche e tecniche raggiunte dal mondo greco-romano, proprio per la curiosità di documentare lo strano fenomeno eruttivo si recò a Stabia, dove morì probabilmente a causa delle esalazioni vulcaniche.

Lo scrittore Italo Calvino lo descrisse come un “protomartire della scienza sperimentale”, ma dalle lettere del nipote si evince come abbia cercato anche di aiutare i cittadini in difficoltà, atterriti dalla potenza di un Vesuvio sino ad allora considerato come un semplice monte.

Il padiglione con resti dell’imbarcazione

Una volta all’interno dell’area archeologica, avventuratevi dapprima nel padiglione che conserva i resti di un’interessante relitto carbonizzato. Si è ipotizzato che i 150 scheletri rinvenuti nel corso delle esplorazioni abbiano cercato rifugio proprio su questa nave, resa impraticabile da un violento maremoto o, piuttosto, dalle ripetute frane costiere. È possibile infatti, considerato lo scarso numero di resti umani presenti in città rispetto ad esempio a Pompei, che i cittadini di Ercolano abbiano cercato riparo sulle spiagge, tentando una salvezza via mare resasi tuttavia impossibile.

Girovagare in uno spaccato dell’Ercolano romana

Se parte della città antica ancora giace sotto il centro moderno, potrete ad ogni modo emozionarvi camminando tra le vie lastricate, ancora ben conservate. Entrate nelle residenze aperte al pubblico per ammirare i sontuosi mosaici e gli affreschi dai colori ancora brillanti, preferibilmente seguendo il tracciato a destra dell’ingresso, dal quale potrete scorgere una vista mozzafiato su tutta l’area.

Raggiungete il Cardine IV per le immancabili tappe alla Casa dell’Atrio a Mosaico, la Casa Sannitica e la Casa del Nettuno e di Anfitrite, il cui tema marino è riecheggiato dalle sontuose decorazioni e dall’omonimo mosaico in pasta vitrea. Il proprietario di quest’ultima è possibile fosse un ricco commerciante, come testimonierebbe anche la caupona, ossia la bottega, adiacente all’abitazione. Per chiudere la visita, mentre scendete lungo il Cardine V, ricordate di affacciarvi alla Casa della Gemma, dove potrete ammirare uno splendido mosaico geometrico, e alla maestosa casa del Rilievo di Telefo.

In tutti questi lacerti di città non vi sarà difficile catapultarvi in un’altra dimensione, sospesa al I secolo d.C.: rispetto a città come Roma, infatti, dove antico e moderno sono fusi in un groviglio difficilmente districabile, Ercolano è caratterizzata dall’indubbio fascino della città-fantasma.

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Ercolano moderna, tra edifici eleganti e cibo campano

La città moderna non vanta particolari attrazioni, ma può essere interessante dare un’occhiata a sontuosi edifici come la Villa Campolieto, ricompresa nel cosiddetto tratto del Miglio d’Oro per la presenza di diverse dimore nobiliari di epoca borbonica.

Immancabile uno spuntino, magari a base del caratteristico street-food campano. Vale la pena allungare la tratta fino alla vicina Torre del Greco per provare gli sfizi di “O’murzill sapurit” (via Roma, 3) dove potrete degustare porzioni abbondanti delle specialità campane più amate. Se avete fretta provate invece una classica pizza nel rapidissimo “Pizza Express” (Piazza Trieste, 4), dove a prezzi economici potrete degustare velocemente le bontà del forno.

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Nelle vicinanze: la stupefacente Villa di Portici

Incastonata tra la sagoma del Vesuvio e lo scintillante Mar Tirreno, la Villa di Portici affascina per architettura incantevole e paesaggio emozionante. La reggia fu voluta da Carlo III per la dinastia borbonica, prima che si avviassero i lavori dell’altrettanto meravigliosa Reggia di Caserta.

Dopo il piazzale d’ingresso, maestoso e marziale, soffermatevi nei gustosi interni. Tra le ricche sale di rappresentanza spicca il delizioso boudoir della regina Maria Amalia di Sassonia, le cui incantevoli pareti sono state rivestite dalla preziosa ceramica di Capodimonte. Una volta all’esterno gustate una pausa relax nell’annesso orto botanico, piacevole soprattutto nelle belle giornate di sole per una passeggiata all’aria aperta immersi nelle fragranze delle erbe officinali.

Infine, un’ultima curiosità: gli amanti della musica classica sapranno sicuramente che il genio austriaco Mozart scelse proprio Portici come meta di soggiorno, attorno al 1770. Ancora oggi, per omaggiare uno dei più grandi compositori mai esistiti, si svolgono concerti e manifestazioni.

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