Cordoba, città simbolo dell’integrazione culturale

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Città dell’arte, della cultura, della scienza. Cordoba, stretta in un’ansa del fiume Guadalquivir, è sorprendente. Rispetto all’estrema ruralità dell’area in cui sorge infatti, è colma di monumenti e giardini incantevoli. Immergetevi nell’intenso profumo di fiori d’arancio e scoprite le tante gemme della regina di Al-Andalus.

Una foresta di colonne: la grande Mezquita

La città è celebre per aver mescolato tre grandi culture. La civiltà islamica si fonde e si armonizza con quella cristiana, a sua volta intrecciata con l’ebraica.

Cordoba assomiglia ad una matrioska. Contiene dentro di sé tanti stimoli e tradizioni diverse e ne fa sfoggio nei tanti monumenti cittadini, di cui il più noto è sicuramente la Mezquita.

Questa splendida moschea ci ricorda infatti come per secoli musulmani, ebrei e cristiani diedero vita a una società tanto composita quanto vivace, capace di creare meraviglie ineguagliate. Entrando nell’edificio, si è subito avvolti dal forte aroma degli alberi piantati nel cortile (Patio de los Naranjos), ma è solo superando le porte di accesso che si schiude l’incanto: una serie di archi e colonne che spaziano per 23.000 mq!

Solo quando si vaga tra le fila infinite, dipinte di bianco e rosso, si comprende come mai questa struttura sia spesso associata ad una foresta pietrificata. E’ facile perdere l’orientamento in questa magica proiezione architettonica. L’incanto è interrotto da un’ulteriore sorpresa. All’interno dell’edificio infatti, per volere di Carlo V, fu costruita nel XVI secolo la Capilla Mayor, sventrando la parte centrale della moschea.

Il fascino di queste due tradizioni, così fortemente sovrapposte, è oggi innegabile. Il sovrano invece, a lavori ultimati, sembrò molto meno soddisfatto. Secondo una vulgata infatti, pare abbia esclamato: “Avete distrutto una cosa che era unica al mondo, e avete messo al suo posto una cosa che si può vedere dappertutto”. La chiesa cristiana non è certo un unicum, ma il re aveva torto. La Mezquita, contenendo le due grandi fedi monoteistiche nello stesso perimetro, è davvero un luogo senza uguali.

A tavola con la cucina sefardita

Assaggiate i piatti tipici della tradizione sefardita in uno dei ristoranti più raffinati di Cordoba, Casa Mazal (Calle Tomás Conde 3). Prenotate un tavolo all’esterno, così da sfruttare il magnifico patio inondato di piante. È possibile ordinare anche una serie di piatti nati dalla fusione della cultura andalusa, italiana, turca e nordafricana. Lasciatevi incantare dalle deliziose e saporitissime melanzane al miele!

Giardini incantati nell’Alcázar de los Reyes Cristianos

Se il palazzo costruito da Alfonso XI (XIV secolo) non è il miglior esempio esistente di questa tipologia costruttiva, davvero meravigliosi sono i giardini. Disposti a terrazze digradanti, forniscono un colpo d’occhio davvero spettacolare. Passeggiate tra i laghetti pieni di pesci e nei bellissimi vialetti circondati da fiori, ricordando come proprio qui si incontrarono, per la prima volta, i reali Isabella e Ferdinando con Cristoforo Colombo. La scoperta del Nuovo Mondo affonda quindi le proprie radici proprio tra queste siepi potate a regola d’arte.

Pausa pranzo al Bar Santos

Un’istituzione: la miglior tortilla de patata di tutta Cordoba si gusta al Bar Santos (Calle Magistral González Francés 3). A soli 2,50 euro riceverete un’altissima fetta di questa buonissima frittata di patate, da gustare mentre osservate l’imponente mole della Mezquita. Accompagnatela con una birra, bevuta sempre con gli occhi rivolti ai meravigliosi portali d’accesso della moschea, intarsiati e luccicanti. L’esperienza è unica, economica e assolutamente locale. Non meravigliatevi se troverete il locale affollato dai cordobeses!

Un dedalo di vicoli: a spasso nella Judería

L’antico quartiere ebraico di Cordoba assomiglia a un labirinto di vie strettissime e circondate da muri alti, intonacati di un bianco accecante. Noterete spesso anche dei vasi, sospesi quasi magicamente, con fiori dai colori accesi: l’atmosfera è delle più suggestive.

La comunità ebraica della città vantava infatti origini antichissime. I primi nuclei sono attestati sin dal II secolo d.C. Questa pittoresca cornice offre anche una delle vedute più caratteristiche della città. Immortalate il campanile della Mezquita che troneggia su questi candidi vicoletti dalla privilegiata prospettiva di Calleja de las Flores.

La storia degli oggetti, visita al Museo Arqueológico

La sede di questo museo appena rinnovato, dedicato ai reperti archeologici dell’area, è utile per chi voglia approfondire la storia locale di questo ricco territorio. Passate in rassegna i ritratti degli antichi patrizi romani, come pure la vasta collezione numismatica. Molto utile a fini didattici anche la sezione multimediale, con un video di spiegazione delle varie fasi cronologiche succedutesi nel corso dei secoli. Prima di uscire, ricordatevi di passeggiare tra le rovine dell’antico teatro di età romana!

Un brindisi nella bodega

Sono tanti i locali in cui trascorrere un dopo cena divertente. Per il vino dolce o l’amaro è ottima la Bodega Guzmán (Calle de los Judíos 7), proprio nelle immediate vicinanze delle sinagoga. Non lasciatevi intimorire dalle maniere un po’ brusche di baristi e proprietari. Assaggiate l’eccellente vino Montilla spillato, a prezzi irrisori, direttamente da tre grandi botti dietro al bancone del bar. L’arredamento è eccezionale. Tra mattonelle dipinte, botti e cimeli delle corride è facile respirare tutto il calore andaluso.

Nelle vicinanze: gita a Madinat al-Zahra

Il sito archeologico di Madinat al-Zahra, collocato a ovest di Cordoba, conserva i resti della sontuosa città fortificata promossa dal califfo Abd er-Rahman III (X secolo).

La leggenda vuole che egli abbia edificato il complesso in onore della moglie prediletta, Az-Zahra. Per lenire la nostalgia la donna, malinconica al pensiero delle innevate montagne della Siria che si era lasciata alle spalle, il califfo ordinò di circondare la città con alberi di mandorli e ciliegi, i cui fiori bianchissimi dovevano ricordare la soffice neve.

Madinat al Zahra

Della bellezza dei saloni e del lusso sfrenato di questa corte non rimangono tuttavia che pallidi echi tra le polverose rovine. E’ impossibile, ad esempio, ricostruire la forte emozione che doveva suscitare la sala centrale.

Quando il califfo desiderava stupire i suoi ospiti, infatti, era solito preparare una grande coppa di mercurio, da posizionare al centro dell’aula affinché fosse illuminata dai raggi solari. Quest’utensile veniva fatto anche dondolare, così da proiettare sulle pareti decorate degli abbaglianti lampi di luce. Di tanta meraviglia non rimangono, appunto, che pochi frammenti: per immaginare i perduti fasti è necessaria una buona dose di fantasia.

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