Capalbio, il turismo di classe nella tipicità della Maremma

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Capalbio è un meraviglioso borgo medievale al confine tra la Toscana e il Lazio. Ultimo paese della Maremma (è quello ubicato più a sud), conta circa 4000 abitanti e dista 45 km da Grosseto, la provincia a cui appartiene.

Rinomato e raffinato centro turistico, meta di vacanza molto esclusiva e proprio per questo non particolarmente economica, gode di uno splendido mare – che gli ha permesso di ottenere le cinque vele di Legambiente – e di circa 12 km di spiagge ben attrezzate, tra stabilimenti balneari e ristoranti. Dal 2018 è ufficialmente uno tra i Borghi più belli d’Italia.

L’origine del suo nome è un po’ incerta. Capalbio potrebbe derivare da Caput Album, che troverebbe una spiegazione in un testa albina tenuta tra le zampe da un leone senese, che poi costituisce lo stemma della città e si trova sulla Porta Senese, l’ingresso della città, o da Campus Albus, per la massiccia presenza nel suo territorio di alabastri.

È stata definita la Piccola Atene per la sua storia e per la sua arte.

Capalbio case tipiche
Fonte Istock

Cosa vedere a Capalbio

Il borgo di Capalbio è interamente circondato, cosa che lo accomuna a molte altre città toscane, dalle mura. Si tratta di una doppia cinta muraria merlata sulla quale è possibile passeggiare e godere dello spettacolare panorama.

In pieno centro storico e nel punto più alto di Capalbio troverete la Rocca Aldobrandesca. Di origine medievale, di natura difensiva, è un edificio a forma di L. È un bel punto panoramico. Accanto alla Rocca c’è Palazzo Collacchioni, il quale al suo interno ospita un pianoforte costruito da Conrad Graf che Giacomo Puccini era solito suonare quando si trovava in città.

Sempre nel cuore di Capalbio, nella piazza principale, è ubicata la Chiesa di San Nicola. Edificata nel XII secolo, è in stile romanico e internamente è ricca di pregevoli affreschi rinascimentali.

Capalbio comunque ne ha per tutti, anche per gli amanti della natura. Per chi vuole ammirare la Maremma in tutta la sua naturale tipicità basta fare una visita alla Riserva del Lago di Burano. Si tratta di un’oasi del WWF istituita nel 1980 ed è caratterizzata da una fauna e una flora ricchissime. È un luogo perfetto per chi è dedito al birdwatching (tra specie stanziali e specie che invece sono solo “di passaggio” per lo svernamento), ma anche solo per chi ha voglia di una passeggiata e di una totale un’immersione nel verde.

All’interno della riserva, sulla sponda del lago di Burano, si trova la Torre di Buranaccio, una fortificazione difensiva costruita intorno alla metà del XVI secolo. È la torre della Maremma che si trova più a meridione.

Il Giardino dei Tarocchi

Capalbio, ancora, accontenta anche i cultori dell’arte. A Pescia Fiorentina, una frazione della città, in località Garavicchio, si trova il Giardino dei Tarocchi, un parco artistico tra i più famosi e particolari d’Italia, e non solo. Forse il motivo di maggior popolarità di Capalbio, questo giardino è un’esposizione di arte contemporanea a cielo aperto. Opera dell’architetta e artista francese Niki de Saint Phalle, la quale è stata ispirata dal Parc Güell di Gaudí a Barcellona e dal misterioso Parco dei Mostri di Bomarzo, esso ospita una serie di sculture alte dai 15 ai 22 metri rappresentanti alcuni Arcani Maggiori delle Carte dei Tarocchi. Luogo estremamente suggestivo e a suo modo impressionante, vi trasporterà in un’atmosfera onirica e mistica che affascina e che difficilmente vi lascerà indifferenti.

La vita culturale di Capalbio

Molto attivo anche a livello culturale, il comune di Capalbio ospita, nei mesi estivi, rispettivamente a luglio e ad agosto, due eventi diventati sempre più importanti nel tempo: il Capalbio Cinema International Short Film Festival e Capalbio Libri. Il primo è nato nel 1994 ed è stato tenuto a battesimo da uno dei più meritevoli registi italiani, Michelangelo Antonioni, il secondo invece nasce nel 2007, si svolge in Piazza Magenta e ogni anno ospita personalità del mondo della letteratura e del giornalismo.

Il brigante Tiburzi

In Maremme per un lungo periodo brigantaggio la faceva da padrone, tuttavia in questo clima infelice spicca una figura quasi positiva e a tratti mitica, stiamo parlano del brigante Domenica Tiburzi. La sua storia si snoda nel corso del 1800, è una sorta di Robin Hood che imponeva ai ricchi la “tassa del brigantaggio”, con la quale a loro garantiva la sua protezione mentre con i proventi di essa provvedeva economicamente al sostentamento dei poveri della città, che lo amavano e rispettavano. Al momento della sua morte, il prete si rifiutò di seppellirlo in terra consacrata, la popolazione però insorse e alla fine, ma qui si sconfina nella leggenda, si accordarono per seppellire il corpo proprio all’ingresso del cimitero di Capalbio (dove è ancora possibile visitare la tomba di Tiburzi), in modo da lasciare le gambe all’interno del cimitero, mentre la parte superiore del corpo, quindi l’anima, al di fuori di esso. Una storia affascinante che non tutti conoscono.

 

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