Calcata, viaggio nel borgo ‘fuori dal tempo’: cosa vedere

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Abbracciato dall’Agro Falisco, immerso nella suggestiva Valle del Treja, aggrappato su uno sperone di roccia: ecco il borgo di Calcata, posto fascinoso, atemporale, screziato di favolistici scorci e incastonato nella provincia di Viterbo (Lazio). Ammantato da una fitta vegetazione circostante, è popolato da meno di 1.000 abitanti, ma al suo interno racchiude paesaggi e attrazioni uniche e imperdibili per chi è alla ricerca di chicche indimenticabili dello Stivale. Non resta che andare a scoprire tutti i segreti di questo luogo ‘fuori dal tempo’ e dalla magnetica atmosfera.

Calcata centro paese
Fonte Istock

Calcata Vecchia e Calcata Nuova: “Il paese che muore”

Questo località dall’incommensurabile seduzione è stata abitata fin dalla preistoria. Tuttavia, è solo nel Medioevo che il nome di Calcata compare nei documenti ufficiali. Nel dettaglio siamo sul finire del secolo VIII, durante il papato di Adriano I. Nei secoli successivi il borgo sopravvisse, fino ad arrivare agli anni ’30 del Novecento, quando la popolazione locale, complici alcuni crolli delle rupi tufacee su cui poggia il paese, cominciò a spostarsi a due km di distanza, fondando Calcata Nuova. Dal secondo Dopoguerra, il borgo vecchio, nel frattempo rinominato “Il paese che muore” per lo spopolamento, divenne meta di artisti e di tutti coloro che cercavano riparo dall’incedere del modo di vivere capitalistico. Oggi visitare la località è un qualcosa di strabiliante. Perdersi tra le sue viuzze, che puntualmente sbucano tutte sui cigli del profondo precipizio su cui sorge Calcata, è un’esperienza da non lasciarsi sfuggire.

Calcata: I Tre Troni di Tufo, Castello degli Anguillara e Chiesa del SS. Nome di Gesù

Per entrare nel borgo antico dovrete superare la sola porta che vi permette di giungere nel centro storico. Sorpassato tale ingresso, vi ritroverete in una piccola e suggestiva piazza in cui vedrete Tre Troni di tufo, opera dello scultore Costantino Morosin. Essi sono imbevuti di umorismo e servono a ricordarci che, per quanto sia alto il nostro scranno, quando ci sediamo, poggiamo sempre le natiche. Nella piazza, inoltre, c’è il Castello degli Anguillara, con la torre ghibellina, e la seicentesca Chiesa del SS. Nome di Gesù. La sua costruzione è datata XIV secolo, ma è stata ristrutturata nel 1793 grazie ai Sinibaldi. Al suo interno, c’è una sola navata e sono conservati una fonte battesimale, un’acquasantiera del XVI secolo e un tabernacolo a muro. Si tratta di un luogo di culto molto suggestivo e antico.

Il museo Opera Bosco: opera a cielo aperto, unica e straordinaria

Altro luogo simbolico di Calcata, situato in località Colle (a 3 km dal centro storico), è il magnifico Museo Opera Bosco. Edificato dagli artisti Anne Demijttenaere e Costantino Morosin, è visitabile dal 1996. Vi ritroverete in un’esposizione a cielo aperto che si snoda lungo due ettari di bosco: tra la vegetazione sono collocate circa 40 opere, costruite con materiali naturali. Esse rappresentano diversi soggetti e sono una straordinaria sintesi tra arte e natura, esempio emblematico di come questi due ambiti possano comunicare e compenetrarsi a vicenda, trasmettendo un messaggio importante e urgente nell’età contemporanea: l’incombenza della salvaguardia del nostro prezioso e unico patrimonio culturale e naturale.

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